Il Blog sulle lingue di Abbey School

Elogio della diversità

Elogio della diversità: gli accenti e le periferie

E se provassimo a guardare oltre lo standard?

Spesso, quando si studia una nuova lingua, un sacco di studenti si fanno un sacco di problemi per l’accento. C’è una tendenza naturale a cercare il modello più tradizionale, quello dei libri di testo: l’accento di Londra, di Parigi o di Madrid. Ci sta, sono i punti di riferimento classici. Però a volte ci fissiamo così tanto a raggiungere quell’ideale “autentico” che ci dimentichiamo che le lingue sono vive e che la loro vera magia sta proprio nella loro immensa varietà. Oggi come oggi, il mondo linguistico non ha più un unico centro, ne ha tantissimi!

Guarda un po’ cosa dicono i numeri

Lo sapevi che, se guardiamo le statistiche, la mappa delle lingue è molto più grande e colorata di quanto immaginiamo? Il Messico, per dire, conta 128 milioni di persone che parlano spagnolo che, sommate agli oltre 40 milioni della Colombia, ai 42 dell’Argentina e a tutto il resto dell’America Latina, superano i 550 milioni di persone. L’accento madrileno, con i suoi circa 10 milioni di utenti, è solo più un tassello nostalgico dentro un rompicapo gigantesco. Il centro di gravità della lingua si è moltiplicato e allargato nel corso dei secoli. Anche se a qualcuno scoccia, i purismi del linguaggio ormai non contano più niente.

La stessa identica cosa vale se ci pensi con l’inglese. Lo standard tradizionale britannico convive oggi in un oceano globale di oltre 1,4 miliardi di parlanti. L’inglese che si parla in Nigeria, in India, a Singapore o tra le strade di Kingston ha una vitalità e un peso demografico pazzeschi nel mondo reale. Ti sforzi ancora di parlare come la regina d’Inghilterra? Ma perché non prendi come modello un sobborgo australiano? O uno irlandese?

Con il francese succede una cosa meravigliosa. Parigi è un punto di riferimento storico, ma sapevi che il cuore del francese oggi batte fortissimo in Africa? Città immense come Kinshasa o Abidjan ospitano milioni di parlanti, e più del 60% delle persone che usano il francese tutti i giorni si trova nel continente africano, riempiendo la lingua di nuove sfumature, ritmi e un’energia incredibile. Perché non imparare una varietà della lingua che abbia un po’ di personalità?

E il portoghese? Il portoghese del Brasile ci regala più di 215 milioni di voci piene di una musicalità pazzesca, che arricchiscono e abbracciano le origini della lingua in Portogallo (che ha solo più 10 milioni di abitanti). Le due sponde dell’Atlantico si completano in modo bellissimo.

Persino nel tedesco, che a volte immaginiamo così incasellato nel rigido Hochdeutsch (il tedesco standard), la vera ricchezza salta fuori quando viaggiamo tra le sue regioni. Dalla calidità melodica del tedesco d’Austria o dal ritmo cantilenante di quello svizzero (Schwiizertüütsch), fino agli amabili dialetti del sud come il bavarese, la lingua prende tutta un’altra consistenza e una vicinanza umana meravigliosa.

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La bellezza di un accento con una personalità propria

L’altro giorno ho incontrato una collega che aveva imparato lo spagnolo a Murcia. Era uno spettacolo ascoltarla! Aspirava le consonanti con una grazia unica e sembrava quasi ballare ogni volta che parlava, portando una ventata di freschezza. Mi è successa la stessa cosa con una ragazza italiana che, grazie al fidanzato messicano, usava con totale naturalezza espressioni come ¡güey! o no manches. Questi regionalismi tolgono forse qualcosa alla correttezza? Ma figuriamoci, al contrario: danno colore, identità e autenticità.

Sulla stessa linea, poco tempo fa ho conosciuto a uno scambio uno studente che aveva imparato il francese vivendo con una famiglia nel nord della Francia, nella zona di Lilla. Il suo accento aveva quella cadenza ch’ti così cantilenante, allungando le vocali con un calore pazzesco. Il suo modo di parlare trasmetteva un’ospitalità immediata e rompeva il ghiaccio all’istante, perché sapeva di verità, di vita reale condivisa tutti i giorni.

Forse vale la pena chiedersi: perché non andare a vedere cosa c’è oltre? Immagina quanto sia bello scoprire il lirismo di un accento irlandese del countryside, o la caratteristica “O” aperta e il ritmo percussivo di un inglese della Nigeria. Perché non lasciarsi trasportare dall’accento cadenzato della bossa nova di Rio de Janeiro, o dal francese algerino e dalla sua meravigliosa miscela di sonorità?

La nostalgia dell’egemonia

Un sacco di gente dirà che poi sarà difficile capirsi, che è meglio una versione più “neutra”, che il “prestigio” della norma è ciò che apre davvero le porte. La verità è che queste opinioni non sono altro che il risultato di una pura nostalgia verso un’epoca coloniale e imperiale che non esiste più. Il mondo di oggi è globalizzato, ibrido e molto più diversificato.

Teniamo a mente che imparare una lingua non significa inserirsi in uno stampo rigido e artificiale. Il vero obiettivo della comunicazione non è parlare tutti allo stesso modo, omologati come libri stampati o come il cibo ultraprocessato. Pensa che alla tua seconda lingua puoi donare personalità, una forma speciale o una cadenza tutta tua. Puoi trovare una variante che senti davvero fatta su misura per te che decidi di andare un po’ oltre lo standard. Ti va di provarci?

Ascolta l’articolo in inglese mentre lo leggi

In Praise of Linguistic Diversity: Looking Beyond the "Standard" Accent

What if we stopped treating one accent as the only one worth aiming for?

 

Often, when studying a new language, many students worry way too much about their accent. There is a natural tendency to chase the most traditional model, the one from the textbooks: the accent of London, Paris, or Madrid. It makes sense—they are the classic reference points. However, we sometimes get so obsessed with reaching that “genuine” ideal that we forget languages are alive, and their true magic lies in their immense variety. Nowadays, the linguistic world no longer has a single center—it has many!

Think about what the numbers are telling us

Did you know that if we look at the statistics, the language map is actually much bigger and more colorful than we imagine? Mexico, for example, is home to 128 million Spanish speakers, which—combined with Colombia’s 40 million, Argentina’s 42 million, and the rest of Latin America—surpasses 550 million people. The Madrid accent, with its roughly 10 million speakers, is just a nostalgic piece of a gigantic puzzle. The language’s center of gravity has multiplied and expanded over the centuries. No matter how much it might bother some people, language purism just doesn’t cut it anymore.

The same thing happens if you think about English. The traditional British standard now coexists in a global ocean of over 1.4 billion speakers. The English spoken in Nigeria, India, Singapore, or on the streets of Kingston has an amazing vitality and demographic weight in the real world. Are you still trying hard to speak like the Queen of England? Why not look to an Australian suburb for inspiration? Or an Irish one?

With French, something wonderful is happening. Paris is a historical landmark, but did you know that the heart of French now beats incredibly strong in Africa? Huge cities like Kinshasa or Abidjan are home to millions of speakers, and more than 60% of people who use French daily are in the African continent, filling the language with new idioms, rhythms, and an amazing energy. Why not learn a variety of the language that actually has some personality?

And what about Portuguese? Brazilian Portuguese gives us over 215 million voices full of a fascinating musicality, enriching and embracing the language’s origins in Portugal (which has just 10 million inhabitants). Both sides of the Atlantic complement each other beautifully.

Even in German, which we sometimes picture as boxed into the rigid Hochdeutsch (standard German), the real richness shines through when you travel around. From the melodic warmth of Austrian German or the sing-song rhythm of Swiss German (Schwiizertüütsch), to endearing southern dialects like Bavarian, the language takes on a wonderful texture and human warmth.

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The beauty of an accent with its own personality

The other day, I met a colleague who had learned Spanish in Murcia. It was an absolute delight to listen to her! She breathed out her consonants with a unique charm and seemed to dance every time she spoke, bringing a incredibly fresh vibe to her speech. The same thing happened to me with an Italian girl who, thanks to her Mexican boyfriend, naturally used expressions like ¡güey! or no manches. Do these regionalisms make her Spanish any less correct? Not at all; on the contrary, they add color, identity, and authenticity.

Along those same lines, I recently met a student at an exchange event who had learned French while living with a family in northern France, in the Lille region. His accent had that sing-song ch’ti lilt, dragging the vowels with an endearing warmth. The way he spoke conveyed instant hospitality and broke the ice immediately because it sounded real—like real, everyday life.

Maybe it’s worth asking ourselves: why not explore further? Imagine how beautiful it is to discover the lyricism of an Irish countryside accent, or the characteristic open “O” and percussive rhythm of Nigerian English. Why not let yourself get carried away by the rhythmic cadence of Rio de Janeiro’s bossa nova, or by Algerian French and its wonderful blend of sound patterns?

The nostalgia of hegemony

Many people will tell you that certain accents are harder to understand, that a “neutral” accent is preferable, or that speaking the prestigious standard variety is what really opens doors. The truth is, these ideas are little more than a lingering nostalgia for a colonial and imperial world that no longer exists. Today’s world is multipolar, diverse, and more interconnected than ever.

Learning a language doesn’t mean erasing who we are to fit a rigid, artificial mold. The real goal of communication isn’t to have everyone sounding the same, like the identical recordings in language textbooks or ultra-processed food rolling off an assembly line.

Remember that your second language can have a personality of its own—a distinctive sound, a rhythm that feels natural to you. You can make it your own by embracing the variety that speaks to you, especially if you’re willing to look beyond the standard.

Wanna give it a try?

Ascolta l’articolo in spagnolo mentre lo leggi

Elogio de la diversidad: los acentos y las periferias

¿Y si nos atrevemos a mirar más allá del estándar?

A menudo, al estudiar un nuevo idioma, muchos alumnos se preocupan muchísimo por el acento. Existe una tendencia natural a buscar el modelo más tradicional, el de los libros de texto: el acento de Londres, de París o de Madrid. Es lógico, son los referentes clásicos. Sin embargo, a veces nos obsesionamos tanto con alcanzar ese ideal “genuino” que olvidamos que los idiomas están vivos y que su verdadera magia reside en su inmensa variedad. Hoy en día, el mundo lingüístico ya no tiene un único centro, ¡tiene muchos!

Piensa en lo que dicen los números

¿Sabías que si miramos las estadísticas, el mapa de los idiomas es muchísimo más grande y colorido de lo que imaginamos? México, por ejemplo, cuenta con 128 millones de hablantes de español, que sumados a los más de 40 millones de Colombia, los 42 de Argentina y todo el resto de Latinoamérica, superan los 550 millones de personas. El acento madrileño, con sus cerca de 10 millones de usuarios, es solo una pieza nostálgica dentro de un rompecabezas gigantesco. El centro de gravedad del idioma se ha multiplicado y expandido a lo largo de los siglos. Aunque a algunos les pese, ya no cuentan los purismos del lenguaje.

Lo mismo sucede si lo piensas con el inglés. El estándar tradicional británico convive hoy en un océano global de más de 1.400 millones de hablantes. El inglés que se habla en Nigeria, en la India, en Singapur o en las calles de Kingston tiene una vitalidad y un peso demográfico asombrosos en el mundo real. ¿Todavía te esfuerzas por hablar como la reina de Inglaterra? ¿Por qué no tomas de modelo un suburbio australiano? ¿O uno irlandés?

Con el francés pasa algo maravilloso. París es un referente histórico, ¿pero sabías que el corazón del francés late hoy con mucha fuerza en África? Ciudades inmensas como Kinshasa o Abiyán albergan a millones de hablantes, y más del 60% de las personas que usan el francés en su día a día se encuentran en el continente africano, llenando el idioma de nuevos giros, ritmos y una energía increíble. ¿Por qué no aprender una variedad del idioma con personalidad?

¿Y el portugués? El portugués de Brasil nos regala más de 215 millones de voces llenas de una musicalidad fascinante, que enriquecen y abrazan los orígenes del idioma en Portugal con sus 10 millones de habitantes. Ambas orillas del Atlántico se complementan de manera hermosa.

Incluso en el alemán, que a veces imaginamos tan encajonado en el rígido Hochdeutsch (alemán estándar), la verdadera riqueza aparece cuando viajamos por sus regiones. Desde la calidez melódica del alemán de Austria o el ritmo cantarín del suizo (Schwiizertüütsch), hasta los entrañables dialectos del sur como el bávaro, el idioma adquiere una textura y una cercanía humana maravillosas.

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La belleza de un acento con personalidad propia

El otro día encontré a una colega que había aprendido español en Murcia. ¡Era una delicia escucharla! Aspiraba las consonantes con una gracia única y parecía bailar cada vez que hablaba, aportando un matiz muy fresco. Lo mismo me pasó con una chica italiana que, gracias a su novio mexicano, usaba con total naturalidad expresiones como ¡güey! o no manches. Esos regionalismos no restan corrección, al contrario: aportan color, identidad y autenticidad.

En esa misma línea, hace poco conocí en un intercambio a un estudiante que había aprendido francés conviviendo con una familia en el norte de Francia, en la región de Lille. Su acento tenía ese deje ch’ti tan cantarín, arrastrando las vocales con una calidez entrañable. Su forma de hablar transmitía una hospitalidad inmediata y rompía el hielo al instante, porque sonaba a verdad, a vida real compartida en el día a día.

Quizás vale la pena preguntarse: ¿por qué no explorar más allá? Imagina lo bonito que es descubrir el lirismo de un acento irlandés del countryside, o la característica “O” abierta y el ritmo percusivo de un inglés de Nigeria. ¿Por qué no dejarse llevar por el acento cadencioso de la bossa nova de Río de Janeiro, o por el francés argelino y su maravillosa mezcla de cadencias sonoras?

La nostalgia de la hegemonía

Muchos te dirán que no se entiende, que es mejor el “neutro”, que “el prestigio” normativo es lo que abre puertas. La verdad es que esos argumentos no son más que la pura nostalgia de una época colonial e imperial que ya no existe. El mundo de hoy es multipolar, híbrido y mucho más rico.

Entendamos que aprender un idioma no significa encajar en un molde rígido y artificial. La verdadera meta de la comunicación no es sonar uniformes, como los audios clónicos de los libros de texto o la comida ultraprocesada. Piensa que puedes darle una personalidad a tu segunda lengua, una forma especial, una cadencia particular. Puedes encontrar una variedad muy tuya, hecha a la medida de quienes decidimos ir un poco más allá del estándar. ¿Te animas a ser uno de ellos?

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