A volte basta l’accento di una lingua straniera per evocare in noi una suggestione. Ma quanto dipende davvero dal suono di quella lingua e quanto invece dalla nostra percezione?
Ci sono lingue che, al primo ascolto, ci trasmettono una sensazione ben precisa: il francese ad esempio viene spesso associato al romanticismo, lo spagnolo all’energia, il giapponese a una certa armonia. Ma da dove nascono queste prime impressioni? Dipendono davvero dalla lingua o dal modo in cui il cervello interpreta certi suoni?
Lingue che “suonano” diverse
Ogni lingua ha un suo ritmo, una musicalità e dei suoni particolari. In alcune dominano le vocali aperte, in altre le consonanti più marcate o un’intonazione più frenetica: tutti questi elementi creano la nostra percezione.
Anche senza parlarlo, per esempio, molte persone percepiscono il francese come una lingua elegante e romantica basandosi solo su “come suona”. Lo spagnolo, col suo ritmo rapido e l’intonazione marcata, spesso trasmette una sensazione di vivacità a chi non lo conosce. Il giapponese, invece, viene percepito come più armonioso, grazie al suo ritmo scandito e alle pause frequenti nel parlato.
Anche nei confronti dell’italiano all’estero domina uno stereotipo ben preciso. Molti stranieri lo descrivono infatti come una lingua quasi “cantata”, probabilmente per il suo legame storico con il belcanto e l’opera che l’hanno reso celebre nel mondo.
Ascoltare una lingua vuol dire anche immaginarla
La verità è che non esistono lingue più romantiche, più allegre o più energiche di altre. Spesso siamo noi ad abbinare un determinato suono a un immaginario collettivo.
Eppure è interessante quanto il semplice suono di una lingua possa influenzare la nostra immaginazione. Anche senza comprenderne le parole, a volte riusciamo comunque a carpire una certa dolcezza, un ritmo più vivace o un tono che ci sembra familiare.
Quando ci avviciniamo a una nuova lingua, all’inizio non capiamo proprio tutto. Forse è anche per questo che alcune lingue ci colpiscono così tanto fin dal primo ascolto: perché, prima ancora di capirle, ce le immaginiamo.