Ti capita mai di cercare una parola in un’altra lingua e di non trovarne una identica nella tua? Magari ti vengono in mente cento sinonimi, ma ogni volta hai una strana sensazione, come se mancasse sempre quella sfumatura di senso che invece nella tua madrelingua c’è. In traduzione, questa sensazione – e frustrazione – che provi ha un nome ben preciso: si chiama lost in translation.
Cosa si perde e cosa si scopre
Il lost in translation è letteralmente “quel che si perde in traduzione”. Nel passaggio tra due lingue, qualcosa si perde sempre. Prima lo accettiamo, meglio tradurremo. A volte succede che una parola, un’espressione idiomatica o un’emozione, se tradotte, non abbiano un corrispettivo esatto. E non è colpa di chi traduce. Si tratta di un limite naturale delle lingue che non sono mai identiche tra loro e che, quando si incontrano, inevitabilmente si influenzano a vicenda e, ogni tanto, si modificano.
Quando perdiamo una cosa, quasi sempre ne troviamo un’altra. E proprio questa difficoltà traduttiva, infatti, ci costringe a fermarci e riflettere, approfondendo la cultura da cui una certa parola arriva e scoprendo aspetti nuovi nella nostra.
Parole che raccontano mondi
Mai sentito parlare di saudade? Di sicuro almeno una volta nella vita avrai provato questa emozione, ma ti sfidiamo a tradurla con una sola parola in italiano. Malinconia? Tristezza? Nostalgia? Non bastano! Certi vocaboli ci sembrano intraducibili proprio perché racchiudono un modo di vedere il mondo completamente diverso dal nostro.
Il giapponese komorebi, ad esempio, descrive la luce del sole che filtra tra le foglie. Il tedesco Fernweh parla di quella voglia improvvisa di partire verso luoghi lontani. E lo spagnolo sobremesa racconta invece il tempo lento passato a chiacchierare dopo un pasto.
Per descrivere questi concetti in italiano, serve inevitabilmente una perifrasi perché non esiste un termine unico che li esprima con esattezza.
Le parole intraducibili che usiamo tutti i giorni
Prendiamo privacy, oppure check-in, déjà-vu, o ancora siesta: chiunque fra noi avrebbe difficoltà a spiegare con una sola parola cosa vogliono dire, eppure le sentiamo e le usiamo spessissimo. Sono piccoli esempi quotidiani a cui siamo talmente abituati da non farci quasi più caso, ma in realtà ci raccontano qualcosa di più profondo: ogni parola porta con sé un modo diverso di vedere e interpretare la realtà e, quando entra in una nuova lingua, non solo la cambia, ma la arricchisce.
Lingua e sguardo sul mondo
Imparare una lingua, allora, non vuol dire soltanto capire “come si dice” una determinata cosa. Significa soprattutto accorgersi che esistono altri modi di nominare e vivere quel che ci circonda. Non tutto può essere tradotto alla lettera, e va bene così. È proprio grazie a questi piccoli prestiti linguistici – e culturali – che per noi si spalancano nuovi mondi.
2 risposte
Articolo molto interessante e istruttivo
Siamo proprio contenti che ti sia piaciuto, Annamaria! Ogni mercoledì pubblichiamo un articolo nuovo, continua a seguirci 😉